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Cristian Disisto

Humans Of Marketers

“È questo che pensate di me? Ok, accetto la sfida!”

Era il mio pensiero fisso dopo la bocciatura. Giocavo a calcio da professionista e il tempo per studiare era poco.

L’anno dopo ero il migliore della classe. Proseguii con due lauree in ingegneria.

Ma fare il dipendente non faceva per me. I primi mesi partivo a cannone, stravolgevo ogni cosa in azienda. Poi lentamente gli stimoli venivano a mancare.
Sotto sotto sapevo di voler costruire qualcosa di mio, ma non era semplice fare il passo.

Qual era il modo per vivere la vita dei propri sogni?

L’altra costante nella mia vita era lo sport. Già a 13 anni, mentre ero in vacanza con i miei, mi svegliavo alle 5:30 di mattina per andare a correre in spiaggia.

Ho sempre avuto la mentalità del duro lavoro e del sacrificio.

Nel 2015 abbandonai il lavoro da dipendente. Da allora, per un anno intero, pubblicai ogni giorno un nuovo video sul mio canale YouTube.

Era il coronamento di un percorso iniziato molto tempo prima per capire come combattere la psoriasi, malattia della pelle di cui soffrivo da anni.

Ne avevo abbastanza di pomate che agivano solo sui sintomi della malattia, sapevo che il cibo era molto importante.

In quel periodo che scoprii la dieta chetogenica e iniziai diversi master: allenamento funzionale, ciclo del sonno, respirazione, gestione dello stress, PNL…

Fu una rivoluzione. Così iniziai a trasmetterla online.

YouTube e gli altri profili crebbero velocemente, ma non sapevo che farci.

È qui che entrò in gioco Marketers. Seguii tutti i corsi, analizzai ogni lancio nei minimi dettagli. E replicai le stesse strategie sul mio pubblico.

“Allora è vero, ce la si può fare!”.

Da lì è nato prima Ketolife e, qualche tempo dopo, l’e-commerce Ketofood.

Non dico mai alle persone “fate questo, io ho la verità”. Solo, chi è interessato a questi argomenti sui miei canali può trovare informazioni importanti.

Sono ancora un ingegnere: non ottimizzo più le macchine, ma l’essere umano.

E so che la fatica è la strada maestra per ogni grande risultato. Sia per un corpo sano che per un business digitale.

Sorrido quando penso che era già tutto scritto lì, in quelle sveglie alle 5:30 di mattina a 13 anni…

Cristian

Nicola Savino

Humans Of Marketers

Mia madre cascò a terra, svenuta.

Ora lo racconto ridendo, ma mentre chiamavo l’ambulanza mi tremavano le mani. Ad essere sincero, potevo aspettarmelo.

Era dicembre 2008. Mancavano pochi giorni a Natale.

Ero tornato a casa prima del solito e, per fare una sorpresa alla mia famiglia, non avevo avvertito nessuno.

“Nicola, che bello vederti! Come mai sei rientrato così presto?”
“Mamma… Mi sono licenziato da IBM.”

Erano gli anni della crisi economica e avevo appena lasciato il mio posto fisso in una grossa multinazionale.

Com’ero arrivato a quella decisione?

Fino ad allora avevo seguito il percorso classico: fai il bravo a scuola, prendi la laurea, cerca posto in azienda e restaci fino alla pensione.

Tutto chiaro.

All’Università avevo scelto ingegneria informatica e, prima di laurearmi, avevo fatto da assistente a un professore universitario.

Durante quell’esperienza, ero riuscito a sviluppare un software che permetteva di sviluppare codici e l’avevo reso in cloud (roba da informatici).

Il prof l’aveva fatto notare a IBM e…

BOOM!

Nel 2007, fresco di laurea, avevo un contratto a tempo indeterminato tra le mani. Ero al settimo cielo. Non tanto quanto mamma, ma quasi.

È andato tutto liscio per circa due anni. Poi, per fine 2008, nacque un’altra idea: mollare tutto e diventare imprenditore.

Così, a gennaio 2009, mentre tutti in Italia chiudevano, decisi di aprire la mia ditta individuale.

Volevo aiutare le aziende a digitalizzare i propri processi aziendali. Oggi è la normalità, allora un’utopia.

In famiglia non avevo imprenditori, nessun riferimento. Sapevo solo che avrei dovuto affrontare tanti ostacoli.

Arrivarono subito.

Per riuscire a stare dietro alle tasse, dovevo fare anche un altro lavoro. Non mi piaceva, ma mi dava le risorse per continuare.

Oltre alle difficoltà economiche, c’erano anche i consigli preoccupati di amici e parenti:

“Nico, è passato un anno e ancora non hai combinato nulla di serio, sei proprio sicuro di voler andare avanti?”

Cosa potevo rispondere?
Certo che lo ero, dovevo esserlo.

Per raggiungere il mio obiettivo stavo sacrificando tutto: weekend, sport, stabilità economica.

Continuavo ad andare avanti, passo dopo passo. Tanti furono passi falsi. Vi dirò, tutti questi “ostacoli”, alla fine, si sono rivelati cruciali. Mi hanno insegnato il valore della costanza.

Perseverare è come costruirsi la propria fortuna da soli: prima o poi, se insisti, le cose esploderanno. È quello che è successo.

A fine 2011, dopo tanto duro lavoro, prese vita l’azienda che avevo sempre sognato.

Raggiungere un traguardo simile ti cambia la vita. Ti fa camminare a tre metri da terra. Non immaginavo cosa sarebbe successo subito dopo.

Mi sentii svuotato.
“E adesso, che si fa?”

La verità è che nessuno di noi si sentirà mai arrivato. È nella natura umana. Affrontiamo infinite transizioni, ognuna delle quali ci rende sempre più forti e consapevoli.

La mia transizione da dipendente a imprenditore, seppur lenta, è stata quella (per ora) più importante e profonda.

Dico spesso che ha “aggiunto dei tasselli al mio dna”, un po’ come si racconta in Business Genetics.

Oggi, dopo tanti anni, siamo una holding con più di 30 dipendenti.

Io, nel mentre, ho capito che la vita è un percorso fatto proprio di sacrificio e resilienza. Un percorso che – con tutte le sue infinite transizioni – alla fine è sempre in crescendo.

Buona crescita,
Nicola

Alessandro Trabassi

Humans Of Marketers

La mia vita era una linea piatta.

Subito dopo la laurea, entrai in un’azienda pubblica e ci rimasi per anni.

Ero riuscito a togliermi qualche soddisfazione, fummo il primo comune del Lazio ad avviare una pagina Facebook, ma niente di più.

Studiai comunicazione in periodo difficile, internet era ancora agli albori e il marketing digitale non esisteva.

Un giorno, per caso, vidi un’inserzione di Dario su Facebook. Me la ricordo ancora:
“Vuoi a iniziare a guadagnare con le tue passioni?”
Dopo dieci anni di apatia, quella semplice domanda mi sembrava uno scherzo, una battuta ben confezionata.
Eppure, non riuscivo a togliermela dalla testa.

Ci pensai per giorni.
Quando mi vestivo per andare a lavoro. Quando mi sedevo davanti a un pc a fare cose estremamente noiose. Quando controllavo compulsivamente l’orologio sperando che segnasse le 17:30.

Potevo davvero costruirmi una nuova carriera?

Avevo 35 anni, vivevo a Roma con la mia compagna e l’affitto rubava un terzo del mio stipendio.
Per riuscire a comprare Copymastery dovetti chiedere i soldi a mia mamma.

Non esagero se dico che quel corso mi ha cambiato la vita.
Mi fece vedere cose che credevo impossibili, mi lasciò la testa traboccante di possibilità.

Eppure non sapevo come realizzarle.
Non mi sentivo pronto né in grado di propormi come copywriter. Dovevo trovare un’alternativa.

Ma cosa?

Iniziai a fare incetta delle mie passioni, cercando qualcosa che potessi davvero condividere con il mondo.

Alla fine trovai la risposta, la mia risposta: le scommesse sportive. Respiravo quell’universo a pieni polmoni da quando ero ragazzino.
Partii con un semplice canale YouTube.

Non avevo studiato molto, solo Copymastery e altri due libri di marketing.
Né avevo soldi da poter spendere in advertising (che in realtà non mi servivano, perché non si può fare ads sul betting online).

Il traffico arrivava tutto in organico e – con mia grande sorpresa – le persone amavano quello che condividevo.

Prendevo il tempo da dedicare alla community da dove potevo.
Alle 6 di mattina prima di andare a lavoro, o la sera prima di coricarmi a letto.

Continuai così per un anno, senza avere grossi ritorni economici. L’unico carburante era la passione.

Nel mentre pubblicai anche un ebook su Amazon, che divenne il libro di calcio più venduto d’Italia, sorpassando persino la biografia di Ibrahimović.

Nell’ebook spiegavo il mio metodo matematico di fare scommesse, sviluppato con un mio amico (un professore universitario di statistica).

Riportammo i calcoli su un foglio excel.

Ora, dovete sapere che la lezione che più mi ha cambiato la vita di Copymastery è stata quella sul “packaging mentale” di un prodotto.

All’inizio comunicavo il foglio per quello che era: un foglio excel.

Eppure ero sommerso da riscontri positivi. Alcune persone mi dicevano che gli avevo cambiato vita: dopo anni di soldi buttati, riuscivano finalmente a vincere.

Capii che serviva un nuovo nome.
Lo chiamai “Super Foglio, un software sviluppato tramite excel”.

È difficile credere che quella piccola differenza sia stata il punto di svolta per la mia carriera online.

Ma quell’anno, grazie al Super Foglio, guadagnai in due mesi l’intero stipendio annuale che ricevevo dall’azienda. Dopo anni di perseveranza, vidi il primo vero risultato.

… E ora?

Sono riuscito a sviluppare un software vero e proprio e ho trasformato il mio progetto in un’azienda individuale.

Ho lasciato il mio lavoro in ufficio? No, mi dispiace deludervi.

Forse in futuro cambierà qualcosa, ma finché potrò fare tutto da remoto, non ho alcuna intenzione di mollare.

La felicità può essere anche questo: trovare il proprio equilibrio tra un posto fisso e la propria passione.

Sapete, nel corso della mia carriera, ho scommesso centinaia, migliaia di volte. Alcune volte ho vinto, altre volte ho perso.

Ma c’è solo una scommessa che mi ha cambiato davvero la vita: quella su me stesso.
Vi auguro quindi di fare lo stesso,
Alessandro

Alessia Scognamiglio

Humans Of Marketers

Lucrezia è sempre stata nella mia testa.

A dirmi cosa non potevo fare, a suggerirmi che non ero all’altezza, a martellarmi con qualsiasi insicurezza mi passasse per la mente.

Credevo a ogni sua singola parola.

Chi era?

La voce dei miei dubbi, la mia personale sindrome dell’impostore.

Si presentò per la prima volta all’università, mentre studiavo psicologia clinica.

“Quando sarete di fronte a un paziente, ragazzi, cambierà tutto: vi racconterà la sua vita senza filtri e nessun libro vi potrà mai preparare a quel momento.”
Fermai la penna, alzai lo sguardo dagli appunti e fissai il professore per qualche secondo.

“Ma cosa credi? Non riuscirai mai ad aiutare qualcuno.
Figurarsi, tu che non riesci nemmeno ad aiutare te stessa.
No, no. Non ce la farai mai. Vedi, l’ha detto anche il prof, i libri non ti bastano.
E l’empatia? Se ci pensi bene, non hai nemmeno quella… Poveraccia. Meglio lasciar stare.”

Cambiai strada.

Dopo la triennale, mi tuffai nella psicologia per il marketing e la comunicazione.
Un mondo dinamico, affascinante.

Iniziai a seguire Dario Vignali e Marketers, a divorare corsi su corsi. Seguivo la mia curiosità e la curiosità mi portò lontano.
Startup, Trivago, la Germania, la Spagna. Non lo nego, ero inarrestabile.

Ma perché? Cosa c’era di diverso?
La verità è che nel marketing avevo un feedback immediato: capivo subito cosa funzionava e cosa no.

Soprattutto non avevo tra le mani la vita di un’altra persona.
Lucrezia taceva e io mi sentivo libera.

Eppure…

Qualcosa – come diciamo a Roma – tornava sempre a “ricicciare” fuori:

“Sei la psicologa del team!”
Era la frase che mi sentivo ripetere più spesso. Per un po’ di tempo cercai di ignorarla.
Potevo davvero fare un passo indietro dopo tanti passi in avanti?

Lo feci…

Presi un aereo per l’Italia, affrontai l’Esame di Stato e la scuola di specializzazione specializazione e diventai psicologa clinica ad orientamento strategico.

Almeno, così diceva la carta.

Tornare in quel mondo significava anche tornare a fare i conti con Lucrezia e le sue insicurezze, dopo anni interi.
Stavolta, decisi di affrontarla di petto, a colpi di carta e penna.

Ogni mattina, per molti giorni, le lasciai 10 minuti per sfogarsi. Trascrivevo ogni sua parola su un foglio, in modo meccanico.

Quello che successe dopo qualche settimana fu magia pura…
… mi stufai semplicemente di ascoltarla.

Dovevo aspettarmelo:
la voce dell’impostore è noiosa, ripetitiva, si aggrappa sempre alle stesse debolezze.

Presto non le si crede più e lei perde la parola.

“Forza, sentiamo perché non dovrei essere in grado di farcela.”

Nessuna risposta.

Dopo tanti anni, quando un cliente bussa alla porta e mi racconta la sua storia, sono fiera di poterla ascoltare.

Mi rivolgo a freelance, creator e piccoli imprenditori. Sono stata al loro posto e conosco i loro problemi.

Lucrezia non mi frena più. Mi aiuta solo a tenere i piedi per terra.

Prima controllava la mia vita…
…ora sono io a controllare lei.

Sapete, l’impostore è solo una brutta voce da mettere all’angolo. Lo si fa una volta, e non si sposta più.
Basta farla stancare un po’ (e darle un nome antipatico).

Da me (e Lucrezia) è tutto,

Alessia